L’effetto spettatore: quando la responsabilità è di… Nessuno.

Mettiamo caso, incrociando le dita, che ti trovi in una situazione di emergenza. Ti senti male in mezzo alla strada ed hai urgente bisogno di aiuto. 

Se potessi scegliere, preferiresti trovarti in una strada poco trafficata, con uno o due passanti o in una via più affollata, con una ventina di persone intorno?

La risposta più ovvia sarebbe la seconda. Istintivamente preferiremmo ci fossero più persone intorno a noi, pensando che, maggiore è il numero, maggiore la probabilità di ricevere aiuto.

Come spesso a cade però, in questo caso il nostro buon senso ci porterebbe a sbagliare.

Per capire il perché partiamo da un esempio.

Nel 1964 Kitty Genovese, una giovane ragazza di New York viene selvaggiamente aggredita da un uomo tornando a casa. La ragazza purtroppo non sopravvive. Il New York Times stima che 38 persone, sentendo le urla della donna dalla finestra, abbiano assistito all’accaduto. Nessuna di queste è intervenuta in aiuto della ragazza ed i soccorsi sono stati chiamati solo dopo che l’assassino si era già allontanato.

Seppur stime più recenti indichino che presumibilmente le persone che effettivamente hanno assistito all’evento possano essere in numero inferiore (circa 12), resta un’agghiacciante domanda.

Perché nessuno è intervenuto in soccorso di Kitty?

Le risposte date a questo quesito sono molteplici. C’è chi sostiene che alla base di un simile evento vi siano delle motivazioni di “decadenza morale”, di semplice disinteresse o progressiva deumanizzazione della società.

In realtà la risposta è un pochino più complessa e ci è stata fornita dalla Psicologia Sociale.

Nel corso del tempo sono stati diversi gli studi che hanno tentato di riprodurre in laboratorio un evento analogo a quello accaduto nel 1964. Nella maggior parte dei casi si tratta di studi in cui una persona, in accordo con i ricercatori, finge di sentirsi male o di venir aggredita. All’evento assiste un numero variabile di persone (ignare che l’emergenza sia una finzione). La variabile manipolata dai ricercatori è la numerosità del pubblico mentre ciò che viene misurato è la percentuale di persone che si mobilitano per soccorrere la vittima.

I dati emersi da questi studi sembrano inequivocabilmente indicare che, in caso di emergenza, minore è il numero di “spettatori” più è probabile che verrà fornito un aiuto. Giusto per dare un esempio, in uno studio condotto nel 1968 (Darley & Latane, 1968) i dati evidenziarono come l’85% dei partecipanti che credevano di essere i soli testimoni della situazione di emergenza intervenivano in soccorso della vittima. Tale percentuale si riduceva progressivamente all’aumentare degli spettatori fino ad arrivare ad un esiguo 31% nella situazione in cui ad assistere era un gruppo di sei persone.

Perché maggiore è il numero di spettatori, minore è la probabilità di ricevere aiuto?

Secondo gli esperti tale fenomeno è legato al senso di responsabilità. Più persone ci sono, più il singolo avverte una “diffusione di responsabilità” aspettandosi che sia qualcun altro ad intervenire. Ovviamente, se ognuno fa questo ragionamento, aspettando una risposta dall’altro, il risultato sarà che nessuno interverrà in soccorso al malcapitato.

Viceversa, quando il numero di spettatori è inferiore (numero ideale di 1-2 persone) il fenomeno di diffusione di responsabilità è molto meno potente. In questo contesto sarà quindi più probabile che la persona si senta responsabile in prima persona e si attivi per prestare soccorso.

A discapito di ogni previsione dunque, qualora vi dovesse capitare di aver bisogno d’aiuto, auguratevi di trovarvi circondati da un pubblico esiguo: la probabilità di ricevere aiuto sarà molto più alta.

Nello sfortunato caso in cui invece abbiate bisogno d’aiuto e vi troviate tra molte persone, la cosa migliore da fare è identificarne una nello specifico a cui indirizzare la vostra  richiesta di soccorso.

Invece che gridare genericamente “aiutatemi!” aspettando che qualcuno si mobiliti, è più utile una frase del tipo “signore, lei con la giacca verde, mi aiuti, la prego!”. Ciò sortirà un senso di responsabilità molto più potente in quell’ individuo in quanto si sentirà tirato in causa in prima persona e con molta probabilità non aspetterà che sia qualcun altro ad intervenire.

Dott.ssa Marta J. Drabik

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